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Silvia Avallone

La copertina di Marina Bellezza

Marina ha vent’anni e una bellezza assoluta.

È cresciuta inseguendo l’affetto di suo padre, perduto sulla strada dei casinò e delle belle donne, e di una madre troppo fragile. Per questo dalla vita pretende un risarcimento, che significa lasciare la Valle Cervo, andare in città e prendersi la fama, il denaro, avere il mondo ai suoi piedi. Un sogno da raggiungere subito e con ostinazione. La stessa di Andrea, che lavora part time in una biblioteca e vive all’ombra del fratello emigrato in America, ma ha un progetto folle e coraggioso in cui nessuno vuole credere, neppure suo padre, il granitico ex sindaco di Biella. Per lui la sfida è tornare dove ha cominciato il nonno tanti anni prima, risalire la montagna, ripartire dalle origini. Marina e Andrea si attraggono e respingono come magneti, bruciano di un amore che vuole essere per sempre. Marina ha la voce di una dea, canta e balla nei centri commerciali trasformandoli in discoteche, si muove davanti alle telecamere con destrezza animale. Andrea sceglie invece di lavorare con le mani, di vivere secondo i ritmi antichi delle stagioni. Loro due, insieme, sono la scintilla. Se con Acciaio Silvia Avallone aveva anticipato la fine di un benessere che credevamo inesauribile, con questo romanzo ci dice che il destino non è già segnato e la vera rivoluzione sta nel rimanere, nel riappropriarci della nostra terra pezzo per pezzo, senza mai arretrare, perché anche se scalzi, furiosi e affamati, è certo che ce la faremo. Le regole del gioco sono cambiate quando i padri hanno divorato il futuro dei figli.
Siamo tutti luci al neon e campi da arare.
Siamo tutti Marina Bellezza.

Il docufilm

Silvia Avallone racconta Marina Bellezza

Rassegna stampa

Incontri con l'autrice

Innamorarsi in provincia sognando di andare in tv

di Aldo Grasso
pubblicato su "Il corriere della Sera", 12 settembre 2013

Andrea non aveva un rapporto facile con il proprio passato. La maggior parte della sua vita non la voleva ricordare. Ma adesso si trovava alla sagra di Camandona, e c'era quel puzzo tipico delle feste di paese: carne alla brace e cessi chimici sul retro dei tendoni...

Sulla destra, a ridosso di un boschetto di betulle, l'orchestra suonava il liscio sotto il solito capannone improvvisato a discoteca. E intorno, come fosse un'isola di luce, il buio ristagnava simile a un mare calmo ma ostile».

Bisogna aver provato l'afrore delle feste di paese, visto i volontari delle pro-loco marcire di sudore attorno a improvvisati bracieri, sentito fisarmoniche e clarini estenuarsi in tempi non sincopati per godere fino in fondo del nuovo romanzo di Silvia Avallone, Marina Bellezza (Rizzoli).

"Che bellezza ritornare a casa"

di Dario Di Vico
pubblicato su "Io Donna", 14 settembre 2013

Ho captato un ritorno ai luoghi lasciati e ho intravisto in questa tendenza la fine di un'epoca. Le grandi città non riescono più a dare le occasioni di prima e appena possono i giovani finiscono per tornare laddove sono nati».

La ventinovenne Silvia Avallone, tre anni dopo il successo di Acciaio, riappare in libreria dal 18 settembre con Marina Bellezza, un romanzo ambientato nella valle Cervo, nel Piemonte orientale, a ridosso di Biella, "il luogo dei miei nonni". I protagonisti della storia sono Marina Bellezza, 22 anni, spirito ribelle, cantante di talento, e Andrea Caucino, 27 anni, bibliotecario con la vocazione del margaro.

I due si lasciano e si riprendono, ma rimangono sempre legati da un amore "sacro" - come arriva a definirlo l'autrice - che dura dall'adolescenza ed è destinato a non finire mai.

Il ritorno di Silvia Avallone «Nel Biellese amore e riscatto»

di Paolo la Bua
pubblicato su "L'eco di Biella", 16 settembre 2013

È tornata. Per noi. E cioè per raccontare il declino del nostro territorio, la fine di un’epoca, l’addio all’età dell’oro e l’arrivo di una nuova era, non più aperta al mondo, tendente all’infinito, ma più chiusa, ripiegata su se stessa. Quindi un passo indietro, un ritorno al passato.

La scrittrice biellese Silvia Avallone, sulla quale la prestigiosa Rizzoli punta e investe da tempo, manderà alle stampe mercoledì il suo secondo romanzo: “Marina Bellezza”. Un testo che ha nel Biellese, e nella Valle Cervo soprattutto, il contesto della vicenda di due adolescenti alla ricerca di loro stessi.

Avallone dopo il successo mondiale di “Acciaio”, a soli ventinove anni, si presenta proponendo un romanzo ambizioso, già elogiato dal solitamente ipercritico Aldo Grasso. L’autrice di “Acciaio ” prima ha voluto raccontare la storia industriale di Piombino, ora, invece, propone un testo che pare un manifesto della “generazione perduta” di cui parlano politici e sociologi.

Avere 20 anni in Italia. E sognare

Pubblicato su "Amica", ottobre 2013

Sono belli (e tanto spaesati) Marina e Andrea. Hanno 20 anni oggi e nella provincia italiana, dove sono nati e vivono, non c'è niente che li faccia sorridere.

Per fortuna hanno i sogni. Per lei, figlia di madre fragile (anche) perché abbandonata dal padre viveur e giocatore, c'è quello di conquistare la città.

Per lui, che vive nell'ombra del fratello emigrato in America, tornare nella montagna dove il nonno ha costruito la fortuna di famiglia. Le tutta avanti, lui tutto indietro: sono due poli diversi che si attraggono non senza traumi.

Eroi involontari di un tempo privo di gloria, i protagonisti del nuovo, atteso, romanzo della non ancora trentenne Silvia Avallone, che racconta come si possa prendere la sorte per le corna. E trovare la bellezza necessaria per vivere.

Un libro sui giovani che devono inventare il futuro

di Alessandro Mezza Lona
Pubblicato su "Il Piccolo di Trieste",18 settembre 2013

Il successo, certo. All'improvviso tutti vogliono, tutti cercano. Per Silvia Avallone, dopo la velocissima scalata delle classifiche con il suo romanzo di debutto "Acciaio", sembrava che il tour delle presentazioni, delle feste, degli incontri con i lettori non finisse mai. Ma lei voleva scrivere, inventare un'altra storia

E così, finito questo giro d'Italia, si è chiusa nel suo mondo. Ha cominciato a pensare, a fantasticare. Per quasi un anno e mezzo. Poi, è iniziata la fase della scrittura. E oggi, a tre anni da "Acciaio'', Premio Campiello Opera Prima, secondo allo Strega dietro "Canale Mussolini' di Antonio Pennacchi, esce il nuovo romanzo della scrittrice nata a Biella, che vive a Bologna. Si intitola "Marina Bellezza", lo pubblica Rizzoli

Vanity Fair

di Silvia Avallone
pubblicato su "Vanity Fair", 25 settembre 2013

Si sono amati per tutta la vita. Hanno attraversato la seconda guerra mondiale, si sono protetti durante i rivolgimenti della Storia e accompagnati all'adolescenza alla vecchiaia in un piccolo Paese della Valle Cervo.

Ricordo lei, seduta al tavolo della cucina, con la testa china su un romanzo preso in prestito in biblioteca, e lui poco distante, concentrato in un solitario con un mazzo di carte Ramino.

Ricordo quel silenzio: perfetto, senza vuoti. Ciascuno immerso nelle proprie occupazioni, nella casa di Andorno, e l'orto in cui scendevano ogni mattina, lei per prendersi cura delle rose, lui per controllare le insalate. Scrissi un tema in quinta elementare sul fatto che litigassero su quell'orto: lui diceva che i fiori non servivano e niente, e lei non gli dava retta.

Quei litigi erano sempre a voce bassa, erano più di una dichiarazione d'amore: l'affermazione quotidiana che sì, io e te, anche se non siamo d'accordo su niente, siamo la stessa cosa. Erano i miei nonni. Del loro amore non ho visto né l'inizio né il percorso. Ho assistito solamente alla fine: i capelli bianchi, il loro modo lieve di starsi accanto. Ma quella fine non aveva niente di consumato o livido. Anzi: la certezza che erano loro due insieme, in cucina, me la sono portata dietro per sempre.

Avallone e "il ritorno dei giovani nei luoghi dei loro nonni"

di Dario Vico
pubblicato su "Nuvola Libri" , 16 settembre 2013

La ventinovenne Silvia Avallone, tre anni dopo il successo di “Acciaio”, riappare in libreria dal 18 settembre con “Marina Bellezza”, un romanzo ambientato nella valle Cervo, nel Piemonte orientale, a ridosso di Biella, “il luogo dei miei nonni”.

I protagonisti della storia sono Marina Bellezza, 22 anni, spirito ribelle, cantante di talento e Andrea Caucino, 27 anni, bibliotecario con la vocazione del margaro. I due si lasciano e si riprendono, ma rimangono sempre legati da un amore “sacro” – come arriva a definirlo l’autrice – che dura dall’adolescenza ed è destinato a non finire mai.

Chi torna convinto nei luoghi del nonno è Andrea che mette su tra mille difficoltà addirittura una piccola azienda caesaria. Scrivendo di Andrea ti sei ispirata a giovani che hanno fatto scelte analoghe e che hai avuto modo di conoscere?

“Sì, mi è capitato di frequentarne. Di Andrea se ne incontrano diversi. Trovo nei comportamenti dei venti-trentenni di oggi quasi una polarizzazione, o se ne vanno dall’Italia delusi e amareggiati o lasciano i grandi centri e tornano nei paesi dove sono nati. Lo fanno perché i prezzi delle case sono più bassi ma soprattutto perché cercano e trovano una grande libertà. La grande crisi ha provocato queste reazioni e nel mio raccontare riparto dalle macerie, dai lanifici abbandonati. Sto dichiaratamente dalla parte di chi vuole ricostruire e Andrea l’ho voluto descrivere come una figura eroica che non ha paura di sfidare la tormenta e di restare al suo posto. La sua non è una scelta bucolica quanto di libertà”

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Ragazzi, indietro tutta

di Silvia Avallone
pubblicato su "GIOIA" , 28 settembre 2013

«Ho salutato per sempre Marina e poi ho pianto, a lungorlaquo;

Silvia A vallone, stelle negli occhi e burrasca nei capelli, ricorda il giorno di maggio in cui ha scritto La parola fine sull'ultima pagina di Marina Bellezza (Rizzo li), che è insieme il titolo e il nome della protagonista del suo secondo, attesissimo romanzo (nelle librerie da questa settimana). A tre anni da Acciaio, il suo esordio da 500.000 copie, tradotto in 22 Paesi e diventato, l'anno scorso, anche tm film. Come quello, anche questo è ambientato in un luogo della sua geografia affettiva, Valle Cervo, a monte di Biella, «dove hanno vissuto i miei nonni, è nata mia madre e sono cresciuta io». In un territorio in cui gole e pascoli si contendono il paesaggio con scheletri di fabbriche e antichi lanifici, e il fondovalle è un cimitero di locali chiusi per cessata attività: li si consuma la tumultuosa storia d'amore tra una ventenne bionda, selvatica e con una voce da popstar, la Marina del titolo, e un trentenne di buona famiglia, fuori corso e fuori rotta, che decide di ritirarsi sulle montagne con una manciata di mucche.

Nessuna parentela con le ragazzine di Piombino e con le acciaierie della storia che l'ha resa famosa? Nessuna. Forse solo un legame storico: là rappresentavo il mondo delle fabbriche e degli operai che resiste. Qui le fabbriche ormai sono spente e tocca inventarsi qualcosa. Cose come: trentenni precari che diventano cowboy? Quest'allusione esplicita al Far West è un po' una reazione emotiva al clima di depressione e di costrizione che ci opprime da troppo tempo. Almeno scrivendo, volevo respirare la vastità, un paesaggio aperto in cui scorrazzare. Dove possiamo sentirei liberi di costruire - o almeno ricostruire - sulle macerie. Valle Cervo è un territorio inselvatichito, come molte zone italiane disertate dalla generazione dei nostri padri, in cui gli affitti sono ancora accessibili e si vive con poco, che comincia a ripopolarsi di giovani pionieri, quasi tutti miei coetanei. Come loro i miei personaggi hanno la spinta di Lm film di Sergio Leone, percorrono le provinciali quasi al galoppo, cercando un luogo dove piazzare la prima pietra. A 1.5OO metri di altezza la carnera non esiste, dice uno di loro. Ma la sua è una marcia indietro solo apparente. È la forma di disobbedienza costruttiva di una generazione che ha tutte le strade sbarrate e si prende la libertà di riconsiderare un'alternativa scartata da tutti. Che torna a esercitare antichi mestieri, a presidiare i luoghi in cui le radici affondano, dove la storia comincia. E dove anche ramore riscopre una tempra leale e tenace. In quest'epoca di legami spezzati, di relazioni fragili, avevo voglia di una storia d'amore come quelle di una volta, che resistevano al tempo e alle difficoltà. l sentimenti come unico bene non precario? Un altro esito paradossale dei tempi: stiamo imparando a vivere gli affetti in modo meno consumista, finché va bene, finché è facile. Forse siamo pronti per amori che, appunto, assomigliano al matrimonio dei miei nonni biellesi, che hanno resistito l'uno accanto all'altra nonostante la guerra e la fame. Per questo amo Andrea: è un uomo che sa aspettare e accettare, ma non è passivo. Per lui l'amore non è destino, ma scelta.

Amare una come Marina non dev'essere mica facile. A me fa molta tenerezza. È una creatura contraddittoria, difficile da giudicare: è determinata, con un talento e una voce pazzeschi. Ma ha il gene dell'ignoranza e della barbarie delle generazioni cresciute con la tv di Ok, il prezzo è giusto e La ruota della fortuna, è ruvida come molte donne di quelle parti. L'ho voluta bellissima, perché la bellezza è inquietante, ma nello stesso tempo è ingestibile e maleducata. Sta ad anni luce da Andrea e la sua generazione, gli ultimi testimoni di ciò che c'era prima del ventennio berlusconiano, gli ultimi ad avere percezione della fine. Anche i ventenni ce l'hanno, cavalcano l'epoca in cui sono cresciuti finché possono, hanno un linguaggio diverso e spesso ci sembra di non capirli, ma bisogna dar loro fiducia. Come con Marina che, una volta che è arrivata dove voleva arrivare, decide di tornare indietro e fare i conti con le proprie radici, con la sua famiglia devastata.

La generazione del padri e delle madri esce malconcia anche da questo nuovo romanzo. In fondo a tutto il rancore, Andrea e Marina scoprono l'empatia: finiscono col guardare con indulgenza agli errori e ai fallimenti dei loro genitori. Personalmente, non respiro antagonismo o astio tra le generazioni, piuttosto solidarietà, comprensione. È ora di smettere di guardarci indietro, ricominciamo da noi: è l'unico modo per crescere. Ecco, questo romanzo parla di persone che provano a diventare adulte.

Una Emma Bovary al tempo di XFactor

di Antonio D'Orrico
pubblicato su "Sette",  20 settembre 2013

Silvia Avallone è una ragazza seria.
Silvia Avallone ha due anime che corrispondono alle città della sua vita, Biella e Piombino. A Biella, da adolescente, viveva la sua vita normale (scuola ecc.). A Piombino passava l’estate, le vacanze. Silvia Avallone ha dentro di sé questi due mondi diversissimi. A Piombino, Silvia Avallone ha ambientato il primo romanzo, Acciaio. A Biella e nelle valli intorno il secondo.

Silvia Avallone è una scrittrice ottocentesca. Fino a non molto tempo fa una defnizione del genere suonava offensiva. Invece è un complimento. Un personaggio del romanzo ha in camera sua tutti i libri di Flaubert e li tiene come si tiene una collezione di oggetti preziosi. Silvia Avallone sa inventare grandi personaggi, come sapevano fare gli scrittori ottocenteschi. Stavolta si supera inventando il personaggio di Marina Bellezza.

Marina è una ragazza che ha conosciuto da piccola il male della vita perché i suoi genitori si odiavano fino a toccare punte estreme, quasi senza ritorno. Ma ha avuto due enormi doni: una voce che potrebbe fare di lei una Britney Spears e, come dice il suo cognome, una travolgente bellezza («Una sorta di Grace Kelly con la malizia di Belen Rodriguez »).